Pubblicato 29/10/2020
Il 10 ottobre i cittadini di Jesi e delle zone limitrofe, riunitesi nel Comitato SalvaVallesina, hanno organizzato un’azione di protesta in difesa del loro territorio.

Infatti il numero di mega allevamenti nella Valle Esina è aumentato vertiginosamente negli ultimi anni, con impianti che allevano milioni di animali a poche centinaia di metri da case e centri abitati creando seri disagi a chi in quei luoghi ci vive.
Il sistema intensivo non tormenta soltanto gli animali ma anche le persone
CIWF Italia li ha incontrati a settembre per raccogliere le loro testimonianze.
I cittadini hanno raccontato che per colpa dei cattivi odori e delle polveri sono finiti al pronto soccorso per irritazioni agli occhi, accusando nausea e difficoltà a respirare. Certe volte a causa della puzza l’aria è così irrespirabile che sono costretti a rinchiudersi in casa.
Da allora le loro attività non si sono mai fermate e il 10 ottobre sono scesi in piazza vestiti da polli per chiedere che non siano costruiti nuovi allevamenti nella Vallesina. Nel rispetto della normativa anti-covid non hanno distribuito volantini, ma hanno scelto di indossare i loro slogan di protesta, messaggi chiari e inequivocabili come “I veri polli siamo noi”, “Si sono presi la nostra valle” e “Lasciateci respirare”.

Le parole di Nicolò Fiordelmondo, Presidente del Comitato “Salva Vallesina” chiariscono senza ombra di dubbio le ragioni della loro protesta:
Promuovere e sostenere una crescita ecosostenibile compatibile con la qualità della vita e la salute degli abitanti di quest’area.
Una situazione insostenibile
L’intensificazione dell’allevamento concentra centinaia di migliaia, a volte anche milioni di animali in capannoni chiusi, a ridosso di parchi naturali, di aree ricche di storia o a poche centinaia di metri da centri abitati e scuole, dove la vita, in poco tempo, diventa un inferno. Una situazione inSOStenibile che i cittadini non sono più disposti ad accettare.

Il nuovo movimento di cittadini che sta nascendo nel nostro Paese chiede di fermare la costruzione di nuovi allevamenti intensivi e di convertire quelli esistenti in sistemi più sostenibili. Ora più che mai, c’è bisogno che il nostro Governo si impegni a promuovere la transizione verso un’agricoltura maggiormente in armonia con la natura e rispettosa della biodiversità.
Per unirsi al movimento firmate la petizione qui